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Pubblicazioni > Atti dei seminari > Seminario del 10 12 2011

Dott.ssa Laura Tronu e Dott.ssa M. Carmela Zedda – Ricercatrici legge regionale 7 agosto 2007, n. 7.


Minori stranieri, minori stranieri non accompagnati, minori soli in patria…..

La condizione dei minori stranieri in Italia è una realtà estremamente eterogenea e costituisce un articolato mondo di situazioni differenti: pertanto, cerchiamo ora di capire chi sono i minori stranieri, quanti sono e come sono distribuiti nel territorio nazionale.
Nella categoria dei minori stranieri sono ascritti i figli di genitori stranieri nati in Italia, i minori accompagnati, ovvero quelli che sono arrivati in Italia con i genitori, o successivamente tramite ricongiungimento familiare, e, infine, i minori non accompagnati, ovvero cittadini di stati terzi che fanno ingresso nel territorio nazionale senza essere accompagnati da un adulto.
Più specificatamente, nella categoria dei minori non accompagnati sono compresi i minori che fanno richiesta di protezione internazionale, i minori vittime della tratta, i minori che abbandonano il proprio paese per motivi economici con la prospettiva di trovare opportunità di vita migliori e con l’obiettivo di aiutare economicamente  la propria famiglia.
Secondo una elaborazione dei dati del Dossier Statistico Immigrazione 2011, i minori stranieri residenti in Italia, al 31/12/2010, sono esattamente 993.238, con una incidenza percentuale sulla totalità degli stranieri residenti del 21,7%.    
Analizzando nel dettaglio la distribuzione dei minori stranieri residenti nelle regioni italiane, emerge che la regione con il maggior numero di minori è la Lombardia con 257.984 residenti, a cui segue il Veneto con 131.314, l’Emilia Romagna con 114.128, il Piemonte con 89.352, la Toscana con 75.364 e il Lazio con 100.010 minori stranieri residenti.  Nel grafico di seguito riportato sono rappresentati i valori percentuali, nelle regioni con maggiore incidenza, sulla totalità dei minori stranieri residenti nel territorio nazionale.

La regione con la percentuale maggiore è dunque la Lombardia con il 26% e il Veneto con il 12%, a cui fa seguito Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio con valori tra l’11 e l’8%. Altre regioni quali Liguria, Trentino A.A, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna hanno una presenza percentuale compresa tra l’1 e il 3%. Le regioni con la minore presenza di minori residenti sono la Valle d’Aosta, il Molise e la Basilicata, con valori di poco superiori allo 0%.
Nella regione Sardegna i minori stranieri residenti al 31/12/2010 sono 5.987. Analizzando nello specifico la presenza dei minori stranieri nelle 8 province, emerge che la provincia con il maggior numero di minori è quella di Cagliari, a cui segue Olbia Tempio, Sassari, che sono rappresentate da un numero superiore al migliaio; le altre province, Nuoro Oristano, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Ogliastra hanno un numero di residenti minori stranieri compreso tra 456 e 111.
Minori stranieri residenti Regione Sardegna al 31/12/2010. Fonte Dossier Statistico 2011.

Analizzando i dati relativi agli anni dal 2003 al 2011, si evince che il numero di residenti minori stranieri nella regione Sardegna è aumentato progressivamente. In particolare nei grafici di seguito riportati si prendono in considerazione separatamente i dati relativi ai minori di età compresa fra 0 e 14 anni e i minori maggiori di 14 anni.
Minori stranieri residenti (0-14 anni) Regione Sardegna (anni 2003-2011). Elaborazione dati Istat.

Minori stranieri residenti (maggiori di 14 anni) Regione Sardegna (anni 2003-2011). Elaborazione dati Istat.

Quanti sono invece i minori stranieri non accompagnati? Secondo i dati del Comitato Minori Stranieri e secondo il rapporto annuale di Save the Children “I minori stranieri in Italia”, i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano al 31 Dicembre 2010 sono almeno 4.438. È importante sottolineare il fatto che è molto complesso compiere una rilevazione completa dei dati sui minori stranieri non accompagnati presenti, poiché spesso si trovano in condizioni di irregolarità e non entrano mai in contatto con le istituzioni competenti; in altri casi, anche laddove i minori entrino in centri idonei ad assicurare loro tutela, spesso accade che si allontanino senza autorizzazione, raggiungendo così un elevato tasso di mobilità sul territorio. In questi casi, dunque, i minori non accompagnati sfuggono al controllo di enti e istituzioni e non rientrano nelle ricerche statistiche.
Dal rapporto annuale di Save the Children emerge che l’80% dei minori stranieri non accompagnati è di  genere maschile e che l’85% ha tra i 15 e i 17 anni. Emerge inoltre che la nazionalità maggiormente presente è quella afghana (20%), cui segue quella marocchina (14,7%), egiziana (11%), albanese (9%),  bangladeshi (5%), somala (3,9%), kosovara (3,8%), palestinese (3,1%) ed eritrea (3%).
I profondi cambiamenti, le guerre e le rivolte che attualmente interessano il nord’Africa e le conseguenti fughe e spostamenti di popolazioni, hanno determinato delle conseguenze in relazione alle nuove presenze in Italia di minori stranieri non accompagnati: secondo i Dati del Ministero dell’Interno - Dipartimento Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale dell’Immigrazione, dal 1 Gennaio all’8 Luglio 2011 sono arrivati in Italia 2.506 minori stranieri non accompagnati.

Dopo aver analizzato i dati statistici relativi ai minori presenti in Italia, siano essi accompagnati o non accompagnati, vorremmo ora concentrarci su un’altra categoria di minori, i figli degli immigrati che sono rimasti soli nel paese di origine. Per soli s’intende privi di uno o entrambi i  genitori, ed affidati alle cure di nonni, zii, parenti e, spesso, anche vicini di casa.
Parlare dei minori rimasti soli in patria ci porta a parlare di un fenomeno sempre più diffuso e sempre più oggetto di analisi da parte della recente letteratura: il fenomeno delle famiglie transnazionali.
Quello delle famiglie transnazionali non è certo un fenomeno nuovo: pensiamo ad esempio alle vedove bianche, alle migliaia di donne italiane che, nel periodo delle emigrazioni di massa, hanno dovuto sopportare il peso della famiglia sulle spalle, dovendosi occupare interamente della conduzione della casa e dell’educazione dei figli. Così come nuovo non è il fenomeno di minori separati da un genitore immigrato in un altro paese. Qual è allora la grande differenza che, oggi, porta a riflettere sempre più su questo fenomeno? E’ il fatto che oggi, a partire, soprattutto dai paesi dell'Est Europeo, sono le donne, mogli e madri; sono loro, sempre più spesso, a lasciare la casa natia e dunque i figli.
Finché ad emigrare erano i membri maschili della famiglia – mariti, padri, figli -, gli studi sull’argomento non avevano individuato forti problematiche familiari emergenti come prodotto delle migrazioni, né avevano riscontrato una particolare sofferenza dei soggetti coinvolti, se non nel caso estremo delle “vedove bianche” prima richiamato. I ruoli sociali codificati, per cui le cure familiari erano un compito tipicamente materno, mentre il sostentamento della famiglia competeva ai padri, inducevano a considerare tutto sommato socialmente accettabile il distacco dei padri e mariti dai propri familiari: il migrante poteva sentirsi ed essere considerato un buon marito e padre proprio in quanto partiva per assicurare un maggior benessere ai suoi cari.
La figura delle famiglie transnazionali è invece mutata e salita alla ribalta da quando è diventato imponente il fenomeno delle partenze di donne adulte che lasciano dietro di sé i mariti e i figli, affidati primariamente alle cure delle proprie madri, e poi di sorelle, figlie maggiori, a volte anche di altre donne salariate. Indubbiamente oggi esistono delle differenze di rilievo rispetto al passato: la pluralità, rapidità ed economicità dei mezzi di comunicazione accorcia notevolmente le distanze, così come la rapidità ed economicità dei trasporti internazionali.
Le ricerche condotte non sempre hanno portato ad una visione unitaria del fenomeno, ma hanno dato vita e seguito correnti differenti. Riportiamo in questa sede due esempi significativi, di ricerche condotte sulla emigrazione delle donne filippine: è interessante notare come, dello stesso fenomeno, è possibile rilevare una diversa lettura e osservare diverse reazioni, pur con la consapevolezza delle numerose variabili che entrano in gioco nella determinazione del fenomeno stesso.
Nel primo caso ci riferiamo ad una ricerca a cura di Rachel Parrenas ( Filippina emigrata in USA come figlia di rifugiati), condotta nel 2001, dalla quale emerge quanto nelle famiglie transnazionali, l’ ”assenza di interazioni quotidiane nega la familiarità e diviene un’irreparabile lacuna nella definizione delle relazioni genitori-figli”. Alla sofferenza delle madri corrisponde la sofferenza del crescere in famiglie transnazionali. Anche i figli sono colpiti da solitudine, insicurezza, vulnerabilità. Privati dell’intimità delle interazioni quotidiane, lottano per comprendere i motivi che stanno dietro la decisione delle madri di allevarli a distanza, nonostante gli sforzi delle madri, che cercano in vari modi di colmare la distanza fisica, e nonostante la maggior parte di loro ammetta che la tecnologia non può rimpiazzare l’intimità e che solo un grande investimento in tempo e interazioni quotidiane può soddisfare le necessità della famiglia.
Nel secondo caso, ci riferiamo, invece, alla ricerca dal titolo "Orgoglio e pregiudizio”, tra Filippine e Italia sulla transizione all'età attiva dei figli di emigrati e dei figli di immigrati", condotta nel 2006 da Laura Zanfrini (professore ordinario facoltà di sociologia Università Cattolica di Milano) e Maruja M.B. Asis (Sociologa, direttore di Ricerca presso lo Scalabrini Migration Center di Manila) e dedicata alle seconde generazioni filippine, dalla quale emerge che i figli di emigranti dichiarano comunque, in grande maggioranza, di essere accuditi primariamente dalle madri, anche quando queste sono emigrate all’estero. Inoltre, i ragazzi rimasti in patria hanno risultati scolastici migliori dei coetanei, grazie alla frequentazione di scuole private. I genitori non auspicano, in parecchi casi, un ricongiungimento con i figli in Italia, vedendo in ciò addirittura una vanificazione degli investimenti compiuti per la loro educazione. Quando il ricongiungimento avviene, può essere dovuto proprio al fallimento scolastico o alla caduta di motivazione nei confronti dell’istruzione.
Si disegna dunque, nel complesso, un quadro in cui l’emigrazione rappresenta una scelta familiare condivisa, finalizzata alla promozione sociale della famiglia stessa, e in modo particolare dei figli. Una scelta che i figli sembrano comprendere e accettare, pur dichiarando ovviamente che preferirebbero che la famiglia rimanesse unita, o che, eventualmente, sarebbe più giusto che partissero i padri e non le madri.
Come si può notare, il ritratto proposto da questa seconda analisi, pur confermando alcuni aspetti comuni, attenua il pessimismo che emerge dalla ricostruzione di Parreñas, ma soprattutto fa emergere le diverse reazioni dei minori alla partenza dei genitori e dei genitori in rapporto al loro distacco dal nucleo familiare.

Case Study
Riflettiamo ora su un caso emblematico, prodotto delle migrazioni e separazioni familiari. E’ il fenomeno di ciò che gli psicologi rumeni hanno definito come “Sindrome Italia”, con riferimento ai minori rumeni rimasti soli in patria a seguito dell’emigrazione dei genitori. L’Unicef ha stimato in circa 350mila i bambini che hanno uno dei genitori all’estero e 126mila quelli con entrambi i genitori. Il fenomeno colpisce almeno otto bambini romeni su cento e la maggior parte di loro si trova nella Moldova romena, nell’Est del Paese, la regione più povera. Metà di loro ha meno di dieci anni. Il 16% di questi non vede i genitori da almeno un anno e il 3% da più di quattro anni. La Romania conta la metà degli "orfani bianchi" della migrazione europea.
Ma in cosa consiste la “Sindrome Italia”? I sintomi, nel bambino rimasto solo, sono facilmente riconoscibili, a cominciare da un permanente stato di insoddisfazione, ansia, depressione. Secondo gli specialisti, le loro malattie sono favorite dalla nostalgia dei genitori. I bambini si isolano e arrivano anche a desiderare la morte; in alcuni casi si tolgono la vita. Quasi la metà dei bambini con i genitori all’estero presentano risultati scolastici sempre più scarsi. In alcuni casi fuggono da casa e commettono reati.
Il fenomeno ha assunto una rilevanza tale da arrivare nelle aule del Parlamento Europeo. Una risoluzione parlamentare in favore dei figli dei migranti d’Europa lasciati soli a casa, proposta dall’europarlamentare romena Rovana Plumb ed approvata nel marzo 2009, con una maggioranza di 579 voti favorevoli, 21 contrari, 13 astenuti, ha costituito un primo passo verso la riflessione su questo allarmante fenomeno. Un passo avanti è stato fatto nel 2010, quando la Commissione europea ha dato vita a uno studio sull’impatto sociale dell’emigrazione, in particolare nell’Europa Centrale e dell’Est, documento che potrebbe essere concluso nel 2012, e che potrebbe fornire un importante contributo, perlomeno nella comprensione di quanto sta accadendo.












Bibliografia
Parrenas R., “Servants of Globalization Women, Migration, and Domestic Work”, 2001.
Ambrosini M., Abbatecola E., (a cura di) “Famiglie in movimento", 2010.
Ghiringhelli B., (a cura di) “La famiglia transnazionale. Tutela dei legami e conoscenza dei diritti tra Italia ed Ecuador”, 2010.
Zanfrini L., Maruja M.B. Asis "Orgoglio e pregiudizio. Una ricerca tra Filippine e Italia sulla transizione all'età attiva dei figli di emigrati e dei figli di immigrati", 2006.
Castagnone E., Eve M., Petrillo E. R., Piperno F., “Madri Migranti. Le migrazioni di cura dalla Romania e dall’Ucraina in Italia: percorsi e impatto sui paesi di origine”, Migraction Program, CESPI, Working Paper 34/2007.
Boccagni P., Banfi L., "Transnational family life and female migration in Italy: One or multiple patterns?" in E. Kofman, A. Kraler, M. Kohli, C. Schmoll (a cura di), Gender, generations and the family in international migration, Amsterdam: Amsterdam University Press, 2011, p. 287-311. - (IMISCOE-Research).
Boccagni P., "L’altra faccia delle migrazioni: il care drain nei paesi di origine" in “La rivista delle politiche sociali, v. 2, (2010).
Boccagni P., "Come fare le madri da lontano? Percorsi, aspettative e pratiche della “maternità transnazionale” dall’Italia" in Mondi Migranti, v. 3, n. 1 (2009).
P. Boccagni, "Il transnazionalismo, fra teoria sociale e orizzonti di vita dei migranti" in Rassegna Italiana di Sociologia, v. 50, 3, (2009).
Rapporto annuale Save the Cildren “I minori stranieri in Italia”.

 
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