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Relazioni degli interventi

Pubblicazioni > Atti dei seminari > Seminario del 10 12 2011

Relazioni degli interventi a cura degli alunni del Corso per Mediatore Linguistico - Interculturale organizzato dall’Associazione Culturale Alfabeto del Mondo


Seminario del 10 dicembre 2011
I MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI
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Sintesi a cura della Dott.ssa Sara Concas

Relazioni degli interventi a cura degli alunni del Corso per Mediatore Linguistico - Interculturale organizzato
dall’Associazione Culturale Alfabeto del Mondo
Intervento della dott.ssa Maria Gabriella Nardi
Direttore Sanitario Ospedale Regionale per le Microcitemie
Sintesi dell’intervento a cura della dott.ssa Luisa Atzeni

“L’identificazione e l'accertamento dell'età”

L’intervento della dott.ssa Maria Gabriella Nardi
ha contribuito ad aggiungere conoscenze rilevanti nell'ambito del complesso quadro delle problematiche che concernono all'accoglienza di immigrati di minore età o dichiaratisi tali.
Ricordiamo intanto che i minori stranieri, accompagnati e non, anche se entrati irregolarmente in Italia, sono titolari di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione di New York per i diritti del fanciullo del 1989, ratificata in Italia e resa esecutiva con legge n. 176/1991. In tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto prioritariamente in conto il “superiore interesse del minore” e il principio di “non discriminazione”.
Un organo, il Comitato per i minori stranieri, facente capo al Ministero della Solidarietà Sociale è stato costituito dalla legge per vigilare sulle modalità di soggiorno dei minori stranieri temporaneamente ammessi sul territorio dello Stato e coordinare le attività delle amministrazioni interessate. A tutti i minori è riconosciuta un’ampia gamma di diritti tra cui il diritto alla protezione, alla salute, all’istruzione, all’unità familiare, alla tutela dallo sfruttamento, alla partecipazione. Ulteriori diritti riconosciuti ai minori non accompagnati sono protezione e assistenza, non espulsione, permesso di soggiorno e asilo.
Dopo questa breve panoramica di riepilogo è ancora più evidente la necessità che spesso si manifesta di procedere ad un accertamento dell'età al fine di distinguere tra i giovani non accompagnati che si dichiarano minori (e ai quali è necessario offrire i diritti previsti) da coloro i quali vogliano utilizzare tale condizione per evitare il rimpatrio. La dott.ssa Nardi esordisce col dire che già dal 2009 è aumentato il numero di migranti provenienti dal Nord Africa aventi come meta di primo arrivo le coste del suolo italiano. Il consolidarsi costante di tali flussi ha interessato sempre più anche la Sardegna, tanto che il comune di Cagliari ha richiesto la collaborazione dell'Ospedale Microcitemico per una valutazione medico-scientifica dell'età al fine di risolvere la discrasia tra età attestata e apparenza somatica, risolvibile spesso con specifici accertamenti sanitari.
Nel luglio 2009 è stato siglato un Protocollo d'intesa tra la Prefettura di Cagliari e l’Azienda Sanitaria Locale: tale protocollo stabilisce che il Servizio Promozione della Salute, attraverso il suo Centro di Orientamento Servizi Sanitari Immigrati (COSSI) avvalendosi della collaborazione del P.O. Microcitemico e della S.S.D. Medicina Legale della stessa Azienda Sanitaria, risponda alla richiesta delle valutazioni avanzate dalla Questura di Cagliari. La risposta è data nella forma di una certificazione attestante l’esito degli accertamenti entro 36 ore dall'inizio del procedimento.

Dal 2009 la ASL di Cagliari ha effettuato accertamenti su 103 migranti, dei quali 65 sono risultati minori. Nello specifico la composizione etnica degli arrivi in questi 3 anni è stata caratterizzata dalla presenza di Algerini e Tunisini, in maggior numero rispetto ad altre nazionalità. Il dettaglio, che sarà di seguito esposto, fornitoci dalla Dott.sa Nardi, ci chiarisce l'andamento delle presenze e il risultato degli accertamenti.
Nel 2009 su 6 Algerini 2 sono risultati minorenni, 2 su 2 Tunisini maggiorenni, su 6 appartenenti ad altre nazionalità 2 sono risultati minorenni.
Nel 2010 su 30 Algerini di 20 si è accertata la minore età, su 5 Tunisini 4 i minori.
Nel 2011 di 46 Algerini 30 sono risultati minori, 2 Tunisini su 2 minori, 5 minori su 6 di altre nazionalità.
Si nota come aumentino gli arrivi noti e come pure aumenti la percentuale di minorenni.

La dottoressa tiene a sottolineare che l'accertamento dell’età è sempre effettuato per il fine primario di conseguire il superiore interesse del minore, nel pieno rispetto dei suoi diritti e della sua dignità. In caso di incertezza circa la minore età, occorre accordare al sedicente minore il beneficio del dubbio e trattarlo come tale. Poiché il processo  di valutazione non garantisce risultati esatti né univoci il margine di errore è sempre indicato nel certificato medico.
Fondamentale è che la minore età sia sempre presunta qualora, anche dopo la perizia di accertamento, permangano incertezze sulla minorità.
La tipologia di esami effettuata coinvolge il reparto di Radiologia (in cui sono eseguiti Rx mano e polso per la valutazione dell’età ossea), il reparto di Endocrinologia Pediatrica (per una visita auxologica in cui riscontrare altezza, peso, volume testicolare, maturazione caratteri sessuali secondari).
Si conclude cosi il prezioso contributo della Dott.ssa Nardi.




Intervento delle dott.sse Laura Tronu e M. Carmela Zedda
Ricercatrici progetto L.R. 7 agosto 2007, n.7 Bando "Pubblica selezione per il conferimento di borse di ricerca destinate ai giovani ricercatori"
Sintesi dell’intervento a cura di Silvia Murroni

“Minori Stranieri, Minori Stranieri non accompagnati, Minori Soli in patria”

I Minori soli in patria in Italia sono il 21,7% della popolazione straniera e sono concentrati soprattutto in Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.
Secondo recenti ricerche in Sardegna nel 2010 sono stati ben 5.987 i minori stranieri residenti, presenti soprattutto nella provincia di Cagliari, Olbia e Sassari.
Dal 2003 al 2011 sono inoltre aumentati i minori dai 0 ai 14 anni.
Per quanto riguarda i minori non accompagnati non è facile fare una stima delle presenze in Italia in quanto, una volta accolti nelle comunità o seguiti dalle istituzioni locali, escono (solitamente intorno all'età di 17 anni) dai percorsi di inserimento sociale.

Famiglie Transnazionali
La transnazionalità è il fenomeno che riguarda i figli che restano nei paesi d'origine, o perché uno dei genitori muore o perché è immigrato in un altro paese.
L'immigrazione femminile transnazionale è la più frequente infatti oggi a partire di più sono le donne. Questa situazione può causare due tipi di comportamento differenti a seconda della nazione di provenienza:
• può capitare che la mancanza della donna, e quindi della madre, nella famiglia non venga accettata e in questo caso la madre vive con i sensi di colpa anche perché i figli non ne perdonano l'allontanamento. L'assenza famigliare può causare inoltre lacune nel rapporto tra genitori e figli, sofferenze delle madri e in molti casi solitudine e vulnerabilità dei figli.
• alcune famiglie invece vedono l'allontanamento della madre come un evento positivo
(soprattutto all'interno delle famiglie filippine) e il ricongiungimento viene visto come un fallimento. Questo perché, anche se lontane, la presenza delle madri è avvertita.
Lo si deduce anche dai migliori risultati a scuola, sopratutto negli istituti privati.



Sindrome Italia
Questo concetto si è sviluppato soprattutto nelle comunità dell’Est Europa. Sono 350.000 i bambini che hanno uno dei genitori all’estero e 126.000 quelli con entrambi i genitori all’estero: otto bambini su cento.
Il fenomeno colpisce anche, ma non solo, i minori figli di immigrati all'estero che avendo perso un genitore, vivono spesso in una casa vuota o con nonni troppo anziani per occuparsi di loro. Tutto ciò rende i bambini ansiosi, apatici, spesso aggressivi perché privati dei primari punti di riferimento.
I minori abbandonati sviluppano spesso forme di depressione acuta che sfociano in suicidio o comportamenti illeciti.
Tale fenomeno è talmente esteso che anche il Parlamento Europeo ne ha parlato durante le sue sedute.




Intervento del Dott. Gianluigi Ferrero
Garante provinciale per l’infanzia
Sintesi dell’intervento a cura della dott.ssa Alessandra Manca

“I motivi che consentono la permanenza in Italia al familiare del minore straniero” – “I minori stranieri non accompagnati e il carcere”


La figura del Garante Nazionale per l’Infanzia nasce dalle Convenzioni Internazionali del 1996 sancite a Strasburgo. I suoi compiti principali sono:
mediazione familiare;
fornire informazioni sulle strutture e le possibilità di assistenza;
attenzione all’opinione del minore;
richiamare il Tribunale dei Minori su situazioni di necessità in ambito di tutela sociale del minore.

La categoria dei minori stranieri non accompagnati è la più esposta e fragile.
Il CMS (Comitato Minori Stranieri) si occupa dei ragazzi che non chiedono la protezione, ma ai quali devono essere comunque garantiti i diritti all’assistenza socio-sanitaria, all’istruzione, etc.
In base all’articolo 3 della Convenzione di New York del 1989, in cui si stabilì il superiore interesse del fanciullo, anche attraverso l’unità familiare di quest’ultimo, l’art.31 comma III del Testo Unico sull’Immigrazione  permette, per il benessere psico-fisico del minore, l’ingresso dei genitori e dunque il ricongiungimento familiare. Questa disposizione rispetta sia la vita familiare del minore ma ha anche l’interesse a mantenere la sicurezza sul territorio e il rispetto delle frontiere. Il Tribunale dei Minori può dunque autorizzare l’ingresso del familiare in base a valutazioni di necessità del minore.
Compito del giudice minorile è quello di impedire l’uso pretestuoso del figlio minore da parte del genitore per poter entrare in Italia.
Il minore deve stare in Italia e avere il sostegno dei familiari, ma occorre bilanciare il suo interesse e la tutela della pubblica sicurezza.
In base alla Legge sulla Sicurezza del 2009, i minori non accompagnati al raggiungimento della maggiore età dovevano essere in questa condizione:
essere residenti in Italia da almeno tre anni;
aver frequentato corsi volti all’inserimento sociale per almeno due anni.
Ovviamente pochi di loro possedevano questi requisiti e ciò comportava che, al compimento della maggiore età, molti ragazzi entrassero di fatto in clandestinità.  
L’aspetto discordante fu che i corsi formativi di integrazione previsti in realtà non erano stati neppure attivati, cosicché il Consiglio di Stato decise di dare tempo due anni per organizzarli (termine agosto 2011).
La Legge 192 del 2 agosto 2011 ha modificato l’art.31 del Testo Unico sull’Immigrazione, dichiarando che: può essere rilasciato al compimento della maggiore età, un permesso di soggiorno per motivo di studio o di lavoro, previo pare del CMS (Comitato Minori Stranieri).




Intervento della dott.ssa Tiziana Mori
PHD, ricercatrice dell’Università di Cagliari e Responsabile COOPI Sardegna
Sintesi dell’intervento a cura di Lucia Cocco

“I minori rifugiati richiedenti protezione internazionale”


Nell'art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 si descrive come rifugiato colui che temendo a ragione di essere perseguitato dal suo Paese d'origine per motivi di razza,
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trovi fuori dal Paese di cui è cittadino e non possa o non voglia avvalersi della protezione del suo Paese o del Paese in cui abbia risieduto abitualmente e non possa o non voglia tornarvi per timore di cui sopra.
Di seguito alla Convenzione di Ginevra, al fine di poter garantire un livello sempre più elevato di protezione e tutela, sono stati adottati dei decreti legislativi che recepiscono i principi sanciti dalle due direttive europee in materia di protezione internazionale (Direttiva 2004/83/CE e Direttiva 2005/83/CE).

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo.
Al riconoscimento dello status di protezione internazionale vengono identificate 2 tipologie di tutela che si identificano in protezione sussidiaria:
una che permette al cittadino non appartenente all'Unione Europea o che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato di avvalersi comunque della protezione qualora nei suoi confronti sussistano fondati motivi di rischi effettivi e gravi danni nel caso in cui ritornasse nel suo Paese d'origine o nel Paese in cui aveva la propria dimora abituale;
l’altra, la protezione umanitaria, che permette invece al cittadino di ottenere un permesso di soggiorno rilasciato dalle Questure tutte le volte in cui le Commissioni Territoriali, pur non ravvisando gli estremi per la protezione internazionale, rilevino “gravi motivi di carattere umanitario”.


Nella tabella sottostante è riportata la procedura di richiesta con i vari percorsi burocratici.

In caso di presentazione di domanda di protezione internazionale da parte di un minore straniero non accompagnato (MSNA) la procedura è la seguente:
al momento della ricezione della domanda l’Autorità sospende temporaneamente il procedimento di competenza del Comitato per i minori stranieri e viene assegnato dal Tribunale dei Minori previa comunicazione di richiesta d’asilo un tutore nominato dal Giudice Tutelare che presterà la sua assistenza in ogni fase della procedura per l’esame della Domanda.
Contemporaneamente si provvede alla segnalazione del minore al Comitato per i Minori Stranieri, che diventerebbe competente nel caso non venisse accolta la richiesta d’asilo.
Nell’attesa di accoglimento della domanda il minore viene ospitato ed assistito dai servizi sociali del Comune in cui si trova al momento della segnalazione anche attraverso l’impiego, in regime di convenzione, di strutture appartenenti e/o gestite dal c.d. “terzo settore”.

Gli stessi Comuni hanno il dovere di segnalare immediatamente il minore al Servizio Centrale dello SPRAR al fine di poter attingere alle tutele previste dal medesimo sistema e finanziate dal Fondo Nazionale per le politiche e i servizi d’asilo.

I minori rifugiati giunti in Italia nel 2008 sono stati circa 1.000, di cui 700 con i genitori, soprattutto con le madri; altri 250-300 sono arrivati senza genitori, il 92% dei quali ragazzi e l’8% ragazze, quasi la metà di 17 anni, concentrati soprattutto nel Lazio (il 67%) e i restanti in Emilia, Veneto, Puglia, Friuli Venezia Giulia.
Le nazioni più rappresentate sono: l’Afghanistan, l’Etiopia, Eritrea, Iraq.

Si tratta di minori che provengono da Paesi dove sono in atto guerre o che, comunque, vivono ancora una situazione di guerra. Vi sono MSNA che giungono alla maggiore età senza che il Comitato abbia ancora avuto la possibilità di decidere il rimpatrio o meno, situazione che può rendere il minore irregolare.
A prescindere dalle condizioni in cui si trova, l’espulsione del minore è vietata, salvo i casi in cui egli costituisca un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato come pure ne è vietato il trattenimento presso i centri per gli immigrati adulti.

Le problematiche attuali sono la mancanza dell’accesso effettivo del minore ad adeguate opportunità di accoglienza, la non idoneità delle condizioni dei centri e delle
comunità a ciò preposti.
Qui sotto riportiamo la distribuzione dei posti ordinari e vulnerabili del 2010


Ordinari: tutti i soggetti che non presentano condizioni di particolari vulnerabilità;

Vulnerabili: i minori non accompagnati richiedenti asilo, le donne in stato di gravidanza, i nuclei monoparentali, le vittime di tortura o oggetto di tratta, coloro che sono portatori di disagio mentale.


In Sardegna l’incidenza dei cittadini non italiani è passata dallo 0,7% del 2002 all’1,8% del 2008, percentuali che si riconducono all’emersione dei lavoratori non regolari seguita all’introduzione della legge Bossi-Fini nel 2002 e all’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’Unione Europea.



Intervento della dott.ssa Angela Quaquero
Assessore Provinciale alle politiche sociali e immigrazione della Provincia di Cagliari
Sintesi dell’intervento a cura del dott. Andrea Moi

“Le condizioni per l’inserimento dei minori stranieri non accompagnati nella Provincia di Cagliari”

Dopo un breve ringraziamento e i complimenti all'ACAM per i recenti riconoscimenti ottenuti nell'ambito dell'immigrazione la dott.ssa Quaquero introduce l'argomento dei Minori Stranieri non Accompagnati dicendo che la distribuzione dei minori è così varia (differenze di genere, di età, provenienza, vissuto personale) che può essere utile ragionare alla luce di 4 casi ipotetici per meglio comprendere quali possano essere le difficoltà da affrontare nell'avvicinamento ai servizi quali Comune, Servizi Sociali, Operatori, etc. I 4 casi ipotetici che ha scelto di analizzare sono:
1. Minore Straniero non Accompagnato che esce dal carcere di Quartucciu
2. Minore Tunisino arrivato ad Aprile a Cagliari
3. Bambina proveniente dal Mali con la famiglia
4. Minore nigeriano arrivato tramite “Emergenza Immigrati”

1. Fino a pochissimo tempo fa l'unica fonte di ingresso di Minori Stranieri non Accompagnati era proprio attraverso il carcere di Quartucciu. Ancora oggi la percentuale di ingressi via-carcere è molto alta. Esiste quindi un problema di Tutele/Garanzie/Iniziative per legali che non ci sono o sono troppo lontane. Quale è la prassi? Un minore, arrestato a Milano ad esempio, viene mandato a Quartucciu e, a volte, con pochissime ore di preavviso, viene fatto uscire. Dovrebbe essere preso in carico dal Comune in cui è sito il carcere. Ma Quartucciu, ad esempio, è un comune molto piccolo. Le strutture dovrebbero essere adeguate, gli operatori devono essere pronti ad affrontare le difficoltà specifiche. Probabilmente il minore avrà bisogno di un ricongiungimento, dovrà avere un ambiente di riferimento, avrà bisogno di una presa in carico che gli consenta di rientrare in società, di inserimento professionale, di un accompagnamento verso le autonomie, di una famiglia di appoggio (possibilmente vicina culturalmente). Insomma di tante cose. Stiamo lavorando su famiglie di appoggio, ma un problema così complesso non può essere dato ad un così piccolo Comune. Per questo la Provincia si sta attivando, anche grazie ad un progetto POR ad Altiora, per stabilire delle prassi che possano favorire questo tipo di problematica.

2. Sono arrivati 701 immigrati nel periodo fino ad aprile 2011. Pochi di questi sono rimasti a Cagliari. La presa in carico del Comune, anche in questo caso, è analoga al precedente. Abbiamo a che fare con giovani adulti (con il problema del riconoscimento dell'età) che raramente hanno meno di 16 anni. Hanno sempre un amico/conoscente da raggiungere (e praticamente spariscono appena possono). Quali sono i problemi di queste persone? Il riconoscimento, la tutela, la ricerca del tutore. La volontà di NON stare in Sardegna, per queste persone, è trattabile? Bisognerebbe avere delle procedure legali che consentano di essere accolti o inviati in un altra Regione, altrimenti spariscono appena possono. Il lavoro da fare, quindi, è allo sbarco: si dovrebbero concordare delle procedure legali che non li facciano “scappare”. Fare informazione.

3. Il caso della bambina del Mali. Lo SPRAR è un ottimo modello, ha una buona prassi. Ma purtroppo copre solo una piccola percentuale; gli alloggi sono pochi e piccoli. Noi attualmente abbiamo la maggior parte dei richiedenti asilo nei CARA (che godono di strutture più grandi). Dal 2007 lavoriamo in collaborazione anche con Don Ettore Cannavera della comunità “La Collina”di Serdiana. Però, anche in questo caso, i numeri sono molto bassi rispetto alle necessità. Oggi ce ne sono 600 con la protezione civile, 97 stanno con lo SPRAR. La famiglia, accolta per esempio dalla Caritas, potrà avere un appartamento dalla Provincia, l'inserimento a scuola (abbiamo 12 bambini attualmente inseriti tra scuola materna, scuole elementari e asilo nido) e altri tipi di supporto quali inserimento nello sport, ludico, e, da non dimenticare, qualcuno che badi ai casi con rischio di mutilazioni genitali. Nello sport il CONI sta aiutando molti giovani immigrati, anche perché ne avrebbe un ritorno, visto che sono tanti e sono molto forti nello sport!

4. Il bambino nigeriano arrivato tramite “Emergenza Nord-Africa”. Sono tutti casi difficili. In genere arrivati via-Libia con le tratte. Spesso i bambini sono oggetto di scambio con le madri, costrette a prostituirsi. Ci sono casi in cui il bambino, di uno o due anni, viene accolto insieme a quella che sembra essere la madre ma che si comporta con disinteresse nei confronti del bimbo. In genere, dopo avere richiesto l'intervento della Polizia Giudiziaria si scopre che il bambino non è legato alla donna e scatta l'affido urgente. Altre procedure sempre a carico del Comune di residenza.  I bambini assistiti da “Emergenza NordAfrica” sono una dozzina. I restanti 95 di recente sono diventati 96 grazie alla nascita di una bambina, Daniela, figlia di una ragazza immigrata arrivata a giugno, già incinta. Nata tra la gioia di tutti, un Consigliere si è offerto di farle da padrino. Ma non sappiamo bene quale sarà il futuro di Daniela. Molte associazioni stanno iniziando a raccogliere firme affinché venga data la cittadinanza ai nati in Italia.

Il nostro obiettivo a lungo termine è proprio questo: fare si che tutti i nuovi nati in territorio Italiano vengano considerati a tutti gli effetti cittadini italiani.

 
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